
I primi filosofi arabi.

M. Abed al-Jabri: la nascita della filosofia araba

    Mohammed Abed al-Jabri, dal 1967 professore di filosofia
all'Universit di Rabat, in Marocco,  una figura di punta del
pensiero arabo contemporaneo, impegnato nella proposta di un
rapporto innovativo tra il presente e il passato della cultura
arabo-islamica. E' autore, fra l'altro, di manuali scolastici che
si sono rivelati molto utili a studenti e insegnanti dell'intero
Maghreb.
In queste pagine al-Jabri presenta i primi due filosofi della
tradizione araba: al-Kindi e al-Farabi

La filosofia non fu mai nella societ islamica un lusso
intellettuale. Fu piuttosto, sin dalla nascita, un discorso
ideologico militante. Il primo dei filosofi musulmani, Kindi [vedi
pagina seguente], fu un uomo direttamente impegnato nel conflitto
ideologico che opponeva i mu'taziliti, a quel tempo rappresentanti
dell'ideologia di stato, agli gnostici e ai sunniti. Kindi lott
su due fronti: contro gli gnostici pubblicando i riassunti delle
lezioni che teneva nell'ambito delle scienze razionali in forma di
dispense (epistole) concise e di facile lettura, allo scopo di
diffondere tra il grande pubblico e l' lite dei lettori arabi
alcune concezioni razionalistiche dell'uomo e dell'universo, nel
rispetto delle costanti del pensiero religioso islamico; contro i
dottori della Legge rigoristi, che descrive come coloro che si
sono allontanati dalla Verit e proclamano la loro ostilit nei
confronti della filosofia perch temono di vedersi ritirare gli
incarichi che usurpano immeritatamente, per il loro gusto del
potere e per far commercio della religione, loro che non hanno
religione - perch chi fa commercio di qualcosa lo vende, cos che
questa cosa non gli appartiene pi. Quindi chi fa commercio della
religione non ha pi religione, e colui che si rifiuta di
acquisire la conoscenza della verit delle cose e la denuncia come
miscredenza (kufr) merita di vedersi negare il titolo di religioso
[...]. Kindi afferma il parallelismo tra religione e filosofia e
ritiene che tra queste vi siano accordo e armonia, che mirino
entrambe a uno stesso fine: la conoscenza della Verit, della
verit di Dio, della natura e dell'uomo: I detti di Maometto il
fidato - Iddio lo benedica e gli dia eterna salute - come pure la
Parola che gli  stata dettata da Dio - Egli  l'Altissimo -:
tutte queste cose possono essere colte attraverso regole del
ragionamento, che vengono rifiutate solo dagli uomini che sono
privi della razionalit, da uomini che fanno tutt'uno con
l'ignoranza.
Kindi fu dunque l'iniziatore di quel lavoro di arabizzazione e
di acclimatazione della filosofia nella sfera culturale araba
grazie al quale la materia cognitiva tratta dalle scienze degli
Antichi pot essere reinvestita nel conflitto ideologico che vide
opporsi da una parte prima pensatori illuminati della societ
arabo-islamica della sua epoca e di quelle successive, e
dall'altra le forze retrograde e conservatrici che, dal canto
loro, avevano fatto appello sia a una ripresa dello gnosticismo
(sufismo) sia del letteralismo (giuridico e non teologico),
malgrado la difficolt di conciliare due tendenze cos poco
compatibili.
Alcuni decenni dopo venne Farabi. Nel frattempo aveva avuto luogo
il colpo di stato sunnita contro i mu'taziliti. E' l'epoca degli
attacchi sferrati dalle dinastie sciite - Buyidi e Hamdanidi -
contro un califfato divenuto una istituzione puramente nominale.
La frantumazione dell'impero arabo in piccoli stati concorrenti e
ostili tra loro  gi avviata. Il dibattito ideologico si 
ramificato con la moltiplicazione delle dottrine e delle sette,
minacciando insieme l'unit del potere e la permanenza dello
stato, quindi di riflesso l'unit del pensiero e la stabilit
della societ. Tutta l'opera di Farabi costituir un invito a
restaurare l'unit di questo pensiero e di questa societ.
Restaurare l'unit del pensiero significher superare il discorso
razionalista mu'tazilita, segmentaristico e atomistico,
dimostratosi incapace di conciliare ragione e trasmissione,
adottando il discorso della ragione universale, secondo il quale
religione e filosofia si distinguono l'una dall'altra per i loro
mezzi di espressione: la prima fa ricorso ai ragionamenti
dialettici e retorici, la seconda al metodo dimostrativo. Per
questo il loro antagonismo  riducibile, se si considera che
quanto dice la religione  l'allegoria di ci che dice la
filosofia. Restaurare l'unit della societ significher fondare
i rapporti sociali sul modello dell'armonia e della gerarchia
piramidale che regnano nell'Universo. Leggendo la filosofia
politica e religiosa di Farabi in questa prospettiva si scopre un
pensatore assai diverso dall'immagine che ne viene comunemente
data dai manuali di storia. Farabi non fu un uomo isolato,
distaccato dal mondo e dedito alla meditazione all'ombra degli
alberi di un giardino nei dintorni di Damasco, secondo l'immagine
tradizionale, bens un uomo attento ai problemi della societ in
cui viveva, pronto a condividere le preoccupazioni dei suoi
contemporanei e per nulla disperato, o afflitto, o stanco
dell'esistenza. Un ottimista che credeva nel progresso e nella
possibilit di risolvere i problemi con la ragione. Fu questa fede
a motivare il suo sogno di una Citt perfetta, la citt della
ragione; dell'armonia, della fraternit e della giustizia, un
sogno nel quale egli invest l'insieme delle scienze del suo
tempo, e in modo particolare le scienze cosiddette razionali.
Il progetto di Farabi fu un progetto ideologico che metteva la
filosofia e le scienze filosofiche al servizio di una causa.
Certo, fu il progetto di un idealista, di un sognatore
addirittura. Ma fu anche un discorso razionalistico militante, al
punto che  del tutto legittimo chiedersi se Farabi non sia stato,
nel Medioevo, il Rousseau degli Arabi

 (M. A. al-Jabri, La ragione araba, Feltrinelli, Milano, 1996,
pagine 74-76).

